Allevamento Lagotto Romagnolo, Bovaro del Bernese, Bovari Dell'appenzel
Il Bovaro del Bernese é una razza che presenta malattie tipiche della razza e altre che può sviluppare durante l’accrescimento.
Conosciamole insieme…
Le patologie riconosciute nella razza si possono dividere in 4 grandi gruppi:
-> Patologie osteoarticolari (displasia dell’anca, displasia del gomito, osteocondrite dissecante della spalla);
-> Patologie neurologiche (mielopatia degenerativa);
-> Patologie oculari;
-> Patologie coagulative (malattia di vom Willebrand);
-> patologie tumorali
L’obiettivo del nostro allevamento é di far riprodurre soggetti sani ed esenti dalle patologie della razza. Ogni riproduttore ha il DNA depositato presso l’ENCI (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana).
Inoltre nei riproduttori viene valutata la dentatura ; lo standard di razza la dentatura a forbice.
Di seguito verranno descritte le patologie.
Patologia ortopedica che consiste nella malformazione dell’articolazione coxo-femorale che si sviluppa durante l’accrescimento. Il cucciolo affetto da displasia presenta un’incongruenza tra la testa del femore e la cavità acetabolare che si associa ad instabilità dei capi articolari. Il movimento causa una progressiva usura dei margini articolari cui consegue la degenerazione della cartilagine articolare. Con il passare del tempo, si sviluppa un’artrosi cronica progressiva e dolorosa, talvolta invalidante per il soggetto colpito.
La displasia dell’anca è una PATOLOGIA MULTIFATTORIALE, ossia numerosi fattori entrano in gioco, quali: genetici ereditari, ambientali, nutrizionali.
Nell’espressione dell’entità della patologia e quindi del grado di displasia sono coinvolti anche importanti fattori ambientali quali l’alimentazione, il tipo e la quantità d’esercizio fisico, eventuali traumi e possibili malattie concomitanti.
I fattori ambientali sono in grado di incidere sul grado della displasia, quindi sulla gravità dell’espressione della malattia, ma la presenza/assenza di questa malformazione scheletrica è di base genetica. Nelle displasie monolaterali, in cui un’anca appare normale e l’altra degenerata, la causa va ricercata in altri fattori quali i traumi e/o le malformazioni lombosacrali (non in cause genetiche).
La modalità di trasmissione ereditaria è di tipo poligenico, la malattia può essere trasmessa da un genitore ad un discendente anche se il genitore non presenta displasia, perché portatore sano dei geni della malattia.
La displasia, infatti, non si esprime in tutti i soggetti geneticamente colpiti, ma solo in una parte di essi e in maniera diversa (diversi gradi di displasia).
I riproduttori vengono testati dai 15 mesi con delle radiografie ufficiali effettuate da veterinari certificati per la lettura (Ce.LeMasche o F.S.A).
L’ENCI consiglia di utilizzare in riproduzione soggetti di grado A, B, C (da valutare)
La selezione di soggetti controllati ed esenti da tali patologie permette di diminuire l’incidenza di queste patologie nella razza.
Approfondimenti: FSA-displasia anca e CeLeMasche-displasia anca
Patologia scheletrica tipica del cane in accrescimento; comporta uno sviluppo anomalo dell’articolazione del gomito con comparsa progressiva di artrosi e dolorabilità espressa con zoppia variabile e diminuzione della mobilità dell’arto. La displasia del gomito comprende quattro patologie primarie, quali:

Le cause delle patologie primarie non sono attualmente definite ma si considera un’eziologia multifattoriale con dei fattori predisponenti quali l’osteocondrosi, la crescita asincrona tra radio e ulna e la componente genetica.
La componente genetica che sta alla base della predisposizione del soggetto a sviluppare la displasia del gomito è di tipo poligenico, come per la displasia dell’anca, coinvolgendo molteplici geni e senza una trasmissione diretta. Nell’espressione della gravità della patologia sono interessati anche importanti fattori ambientali quali l’alimentazione, il tipo e la quantità di esercizio fisico che possono aggravare, ma non causare la displasia.
La displasia di gomito inizia a manifestarsi in soggetti in accrescimento, di età compresa tra 4 e 7 mesi, ed appartenenti a razze di taglia media, grande e gigante. Nei soggetti adulti i segni clinici sono secondari all’artrosi che ne consegue.
La diagnosi viene effettuata con uno esame radiografico ufficiale dai 12 mesi, e le Centrali di lettura effettuano una classificazione da grado 0 (gomito normale) a grado 3 (artrosi grave). L’ENCI ammette alla riproduzione i soggetti con grado 0, BL e 1.
La selezione di soggetti controllati ed esenti da tali patologie permette di diminuire l’incidenza di queste patologie nella razza.
Approfondimenti: FSA-displasia gomito , CeLeMasche-displasia del gomito
L’Osteocondrite dissecante, comunemente nota come OCD, è una malattia della cartilagine che può colpire diverse articolazioni del cane. Le più colpite sono la spalla, il ginocchio, il gomito ed il garretto.
In ogni articolazione del corpo le superfici ossee a contatto sono rivestite da uno strato liscio e spesso di cartilagine che agendo come un cuscino protegge l’osso sottostante dai traumi. Durante la fase di crescita quando la cartilagine è ancora sottile e delicata, microtraumi ripetuti possono portare a una interruzione nella fornitura di sangue dai vasi capillari che arrivano attraverso l’osso. Il risultato finale è un’anomalia dell’ossificazione endocondrale con mancata ossificazione degli strati più profondi della cartilagine e conseguente ispessimento anomalo focale della cartilagine articolare. La cartilagine che si forma è quindi meno resistente alle sollecitazioni meccaniche. Questa fase è detta “Osteocondrosi”.
Quando con il prosieguo della patologia si ha la reale separazione tra questa regione di cartilagine ispessita e l’osso sottostante, la patologia viene definita “Osteocondrite dissecante”.
Sono state descritte quattro gradi di Osteocondrite dissecante.
Il 1° grado, il più lieve, si identifica come una superficie articolare macroscopicamente normale con solo un piccolo difetto sotto-cartilagineo. Nel 4° grado, invece si ha una vera e propria separazione della cartilagine articolare dall’osso sottostante con la formazione di un flap.
La causa di Osteocondrite dissecante è considerata multifattoriale. Si pensa che, oltre ai traumi ci siano diversi fattori che contribuiscono alla formazione di lesioni OCD. Fattori genetici, la crescita rapida, squilibri ormonali, ed eccessi nutrizionali.
Malattia limitata agli animali a rapida crescita delle razze più grandi ed i maschi sono generalmente più frequentemente colpiti rispetto alle femmine. La nutrizione svolge un ruolo nello sviluppo di osteocondrosi soprattutto attraverso un elevato apporto calorico. Il fatto che alcune razze siano più frequentemente affette dalla patologia suggerisce che molto probabilmente esiste una predisposizione ereditaria per l’osteocondrosi.
Questa patologia è segnalata prevalentemente nelle razze di grande taglia, in particolare è stata evidenziata una notevole incidenza in terranova, labrador retriever, golden retriever, bovaro del bernese, chow chow, rottweiller, setter, dalmata e pastore tedesco ma non è escluso che possa colpire qualsiasi razza. In particolare è stata segnalata anche in cocker spaniel, springer spaniel, Scotch terrier, whippet, border collie, beagle e anche nel barboncino.
L’età d’insorgenza della patologia è in media di 5-8 mesi.
Sembra che il dolore compaia quando le fessure che separano la zona di cartilagine calcificata e l’osso subcondrale si estendono, con la conseguente creazione di un flap che espone l’osso subcondrale al liquido sinoviale.
La sintomatologia varia molto a seconda che si tratti di una patologia mono o bilaterale (molto diffusa). Nella monolaterale la zoppia può essere da lieve a molto evidente con periodi di miglioramento dopo il riposo ma che aumenta con l’incremento dell’attività. Oltre a questo sono presenti segni clinici quali atrofia muscolare dell’arto interessato, riduzione del range di movimento articolare con dolore ai movimenti passivi.
Nella patologia bilaterale, avendo male su entrambe le spalle, il cane più che mostrare una evidente zoppia, è restio a muoversi e vuole riposarsi spesso durante l’attività.
La diagnosi è inizialmente clinica. I sintomi e la visita portano ad un sospetto della patologia. La conferma è però essenzialmente radiografica.
Raramente è necessario utilizzare la TAC, principalmente nelle lesioni del gomito e del garretto.
La diagnosi ufficiale di OCD spalla può essere eseguita da veterinari referenti FSA-CeLeMasche che siano abilitati alla lettura delle radiografie che potrà essere effettuata dopo i 12 mesi d’età.
L’ENCI consiglia di usare in riproduzione soggetti di GRADO 0-ESENTE.
È una patologia progressiva che colpisce il midollo spinale che si presenta in molte razze canine in età medio/anziana (insorge dai 5-6 ma tipicamente colpisce verso 8-10 anni).
La causa è il deterioramento della mielina che riveste gli assoni (strutture responsabili della conduzione dello stimolo nervoso).
Si manifesta come una progressiva perdita di coordinazione degli arti posteriori, lievi deficit propriocettivi, debolezza fino ad arrivare alla paralisi con diffusa atrofia muscolare. La sintomatologia è comune a molte patologie spinali e/o neurologiche periferiche quindi è importante effettuare una diagnosi differenziale che escluda le altre malattie; ma la diagnosi definitiva avviene in post-mortem a seguito di una biopsia del midollo spinale.
Nel 2008 è stato dimostrato che i soggetti con diagnosi istopatologica di DM fossero omozigoti per mutazione dell’enzima SOD1a o ESONE 2 (Super Ossido Dismutasi, per il controllo della quantità dei radicali liberi).
Nel 2011 nel Bovaro del Bernese è stato osservato che è presente un ulteriore mutazione dell’enzima SOD1b o ESONE 1.
La DM è una patologia autosomica recessiva a penetrazione incompleta ove influiscono con-cause metaboliche, immunologiche, nutrizionali, ecc.
Una volta diagnosticata la DM non ha una terapia risolutiva ma si può ritardare la progressione con l’esercizio fisico (camminate, nuotate), integrazione alimentare con vitamine, farmaci e minimizzare lo stress. Di essenziali importanza è riconoscere la malattia precocemente per rallentarne la progressione.
Attualmente dei Laboratori forniscono la possibilità di effettuare un test genetico, sul sangue, per valutare la presenza delle due mutazioni definite SOD1A e SOD1B.
Il test permette di classificare i soggetti in 3 categorie di rischio:
(N= normali; P= portatori della mutazione)
La definizione di soggetto “a rischio” non significa che sviluppi malattia nel corso della sua vita.
La visita oculistica necessaria per il rilascio del certificato, prevede un esame oculare per evitare la trasmissione delle oculopatie ereditatie. Questo esame è pertanto consigliato nei soggetti che si vogliano impiegare nella riproduzione. La visita viene eseguita prima e dopo l’instillazione di un collirio che provoca la temporanea dilatazione della pupilla (midriasi). Tali esami sono indolori, non comportano alcun disagio per gli animali.
La visita oculistica deve essere effettuata da un veterinario che abbia ottenuto il College Europeo in Oculistica Veterinaria (diplomato ECVO: European College Veterinary Ophtlamology) oppure abilitato dalla centrale FSA (Fondazione Salute Animale). Quest’ultimo al termine della visita rilascia il certificato ECVO (validità internazionale) o FSA (validità nazionale). La visita può essere anche condotta da un veterinario specializzato in oculistica e convenzionato con la FSA (Fondazione Salute Animale), in questo caso viene rilasciato un certificato di visita oculistica FSA con validità solo sul territorio italiano.
L’ECVO raccomanda che la prima visita sia effettuata in tutti cuccioli, identificati con microchip, tra le 6 e le 8 settimane di età. L’European College raccomanda inoltre che la visita oculistica sia condotta sui cani da compagnia e sui riproduttori affinché si possano apprendere nozioni sulla presenza di una determinata malattia nella razza e la modalità di trasmissione anche in quei soggetti che non sono destinati alla riproduzione.
Lo schema che fornisce è il seguente:
-> BERNESI RIPRODUTTORI: VISITA OCULISTICA PRIMA DELL’UTILIZZO IN RIPRODUZIONE, CON RIPETIZIONE ANNUALE.
-> BERNESE NON RIPRODUTTORE (SOGGETTO DA COMPAGNIA O DA LAVORO): ESEGUIRE LA VISITA OCULISTICA ALMENO 3 VOLTE NELLA VITA (IDEALMENTE AD 1 ANNO – 3 ANNI- 7 ANNI DI ETÀ).
Nel 2017 il panel dell’ECVO per la razza Bovaro del Bernese evidenzia le seguenti patologie, tipiche della razza:
– ATROFIA PROGRESSIVA DELLA RETINA (degenerazione della retina che si manifesta con cecità irreversibile);
– SARCOMA ISTIOCITARIO;
– ENTROPION (rovesciamento della rima palpebrale verso l’esterno);
– ECTROPION (rovesciamento della rima palpebrale verso l’interno);
– DISTICHIASI (orientamento anormale delle ciglia).
Il Bovaro del Bernese ha un’incidenza maggiore di neoplasie (34-41%) rispetto ad altre razze.
Circa il 25% dei Bovari del Bernese sviluppa il sarcoma istiocitico intorno ai 6 anni e mezzo, senza predisposizione di sesso; tale patologia (ex istiocitosi maligna) colpisce altre razze come il Rottweiller, Golden, Labrador e Flat coated Retriever.
La patologia causa un tumore degli istiociti, ossia le cellule responsabili di alcune funzioni immunitarie; la malattia è aggressiva con elevato tasso metastatico.
La diagnosi si effettua con una biopsia del tessuto colpito e, inoltre, permette di effettuare una stadiazione del tumore.
L’eziologia di tale patologia è di tipo genetico e dal 2006 si è dimostrata la trasmissione ereditaria in quanto pochi loci cromosomiali sono coinvolti. Sull’analisi di questi loci il laboratorio Antagene ha studiato un “TEST SH” che consiste in un modello statistico di “stima” del rischio di sviluppo del sarcoma istiocitico. Questo modello statistico ha fornito delle probabilità di sviluppare la malattia che permettono di suddividere la popolazione del Bovaro del Bernese in 3 gruppi:
INDICE A: individui con possibilità 4 volte maggiori di NON sviluppare il Sarcoma Istiocitico
INDICE B: indice neutro
INDICE C: individui con rischio maggiore di 4 volte di sviluppare il tumore.
Il Test è uno strumento di selezione per ridurre l’incidenza del sarcoma istiocitico e non un test predittivo della comparsa del tumore.
Per l’allevamento è preferibile scegliere riproduttori con gli indici migliori (A e B) ma è di fondamentale importanza conservare una sufficiente diversità genetica all’interno della razza, quindi soggetti con indice C ma elevate qualità morfologiche e caratteriali devono essere inclusi nella riproduzione (solo con soggetti con indice A e B).
Dal 2019 il laboratorio Antagene ha creato la banca dati HSIMS (selezione dell’indice di SARCOMA ISTIOCITICO). In questo sito è possibile simulare gli accoppiamenti con l’obiettivo di ridurre l’incidenza di questo tumore nelle future generazioni (che colpisce il 37% dei Bernesi). La simulazione permette di ottenere la percentuale di distribuzione degli indici A, B e C nei cuccioli dell’accoppiamento preso in considerazione.
Questa banca dati può aiutare l’allevatore a selezionare l’accoppiamento che produce statisticamente i migliori indici e quindi scegliere il miglior stallone.
Da tenere presente che lo stesso stallone o la stessa fattrice accoppiati con partner diversi daranno risultati diversi, il risultato del test HSIMS è rigorosamente valido solo per la coppia per cui si seleziona il risultato.
L’ accesso a questo Database di dati è gratuito per gli allevatori e i proprietari che hanno eseguito il test SH sui loro cani
Questo programma è motivo di speranza che, nel prossimo futuro, l’aspettativa di vita di questa razza possa crescere.
Per ulteriori nozioni sulla malattia http://www.antagene.com/it/commander/test-sh
Le malattie autosomiche recessive sono causate dalla mutazione di un singolo gene, costituito da due alleli: uno ereditato dalla madre, l’altro dal padre. Affinché la malattia si manifesti, è necessario che il cucciolo erediti l’allele recessivo mutato da entrambi i genitori (affected); se, invece, eredita un allele mutato ed uno normale, si dice che è portatore sano della malattia. Essere portatore sano (eterozigote) vuol dire non sviluppare la patologia ma avere nel proprio DNA un allele mutato, che può essere trasmesso alle generazioni successive. Tali soggetti sono detti carrier o portatori sani.
(vedi schema trasmissione malattia).
Vari laboratori eseguono un test genetico, su prelievo di sangue o tampone buccale (meno affidabile), che permette di identificare quali geni sono contenuti nel DNA del cane e d’individuare:
– un soggetto NORMALE (clear o free), che non presenta e non trasmetterà la malattia;
– un soggetto PORTATORE (carrier) con un solo gene mutato quindi sarà un soggetto clinicamente sano ma può trasmettere la malattia quindi verrà accoppiato solo con soggetti sani;
– soggetti AFFETTI (affected) che manifesteranno la malattia ed è consigliabile escluderli dalla riproduzione
Oltre a permettere uno screening precoce della malattia e allontanare dalla riproduzione i soggetti malati, il test genetico andrebbe eseguito sistematicamente dagli allevatori prima di accoppiare due soggetti.
Per evitare la trasmissione della malattia e la nascita di cuccioli malati andrebbero effettuati i seguenti accoppiamenti: « sano x sano » o « sano x portatore ».
L’utilizzo di soggetti «portatori» in allevamento andrebbe limitato a quei cani di alto valore genetico e con caratteristiche migliorative per la razza a condizione che siano accoppiati con soggetti sani.
Risultati previsti per le strategie d’allevamento utilizzando i test genetici | |||
PADRE | MADRE | ||
Normale/Clear | Portatore/Carrier | Malato/Affected | |
Normale/Clear | 100% = Clear | 50% = Clear 50% = Carrier | 100 %= Carrier |
Portatore/Carrier | 50% = Clear 50% = Carrier | 25%= Clear 50%= Carrier 25%= Affected | 50%= Carrier 50%= Affected |
Malato/Affected | 100%= Carrier | 50%= Carrier 50%= Affected | 100%= Affected |